Il Sole 24Ore - Mediazione, l'accordo è un vero contratto

Il Sole 24Ore, 21 Maggio 2015 : "Mediazione, l'accordo è un vero contratto"

di Marco Marinaro

L’accordo che definisce la controversia in seguito a un procedimento di mediazione costituisce un contratto ed è quindi assoggettato alla relativa disciplina generale di carattere sostanziale. Per cui il termine di durata massima della procedura conciliativa riguarda esclusivamente la condizione di procedibilità e, quindi, l’azionabilità della domanda in sede giudiziale.
Sono le conclusioni alle quali perviene il Tribunale di Roma con sentenza del 22 ottobre 2014 (VIII sezione civile, estensore Buscema) risolvendo una controversia in materia di divisione ereditaria tra quattro coeredi (il coniuge e le sorelle del de cuius).
Nel caso in esame, il coniuge aveva proposto domanda di scioglimento della comunione ereditaria con le tre coeredi, che, nel costituirsi in giudizio, avevano eccepito la inammissibilità della stessa, perché era già intervenuto accordo conciliativo nell’ambito della procedura di mediazione che é condizione di procedibilità della domanda per le liti in materia di successioni ereditarie.
In seguito all’eccezione pregiudiziale delle convenute, la parte attrice proponeva domande riconvenzionali di nullità e di annullabilità dell’accordo, fondando la prima sul superamento della durata massima del procedimento (all’epoca di quattro mesi) e la seconda su un errore di fatto per aver fatto affidamento sul valore nominale dei valori mobiliari e non su quello di mercato (quest’ultima respinta in quanto ritenuta infondata e, comunque, non provata).
Il Tribunale, nel dichiarare inammissibile la domanda principale, rigettando poi quelle riconvenzionali, ha condannato l’attrice al pagamento in favore di ciascuna convenuta dell’importo di 15mila euro per le spese di lite, liquidate in base al valore della controversia. La dottrina già da tempo aveva chiarito quanto emerge nella motivazione della sentenza: il procedimento di mediazione ha natura sostanziale in quanto è destinato a favorire la conclusione di un vero e proprio accordo negoziale ancorché veicolato da un procedimento che tende a favorirlo. Il contesto procedimentale non influisce in alcun modo sulla formazione della volontà pattizia essendo libere le parti di accordarsi o meno posto che il mediatore è privo di ogni potere impositivo o decisorio.
La mediazione mira a facilitare un accordo soddisfacente tra le parti, valorizzando il loro potere negoziale che si esplica pienamente. Per cui il regime giuridico e gli effetti dell’accordo amichevole cui le stesse pervengono deve essere individuato nella disciplina generale del contratto e eventualmente in quella specifica della transazione che – in presenza di reciproche concessioni – ne qualifica il tipo.
La durata massima del procedimento (originariamente di quattro mesi e poi ridotta a tre) riguarda perciò aspetti meramente procedurali. Ed è finalizzata solo a evitare che le parti possano essere assoggettate sine die alla condizione di procedibilità non consentendo l’accesso alla giurisdizione.

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